Un anno è passato, il mio ometto ha appena compiuto il suo primo anno di vita ed io sono finalmente una Donna, una Mamma, felice e rilassata. Lo ammetto, non è stato un anno facile, pieno di alti e bassi, di momenti felici e altri meno, di stanchezza che ti fa vedere tutto nero e di piccoli sorrisi che ti fanno rivedere il sereno.

Eccola qui, la vita di una donna che diventa mamma perché l’ha fortemente desiderato e che poi ha quasi sfiorato l’esaurimento!
Altro che aggiornare il blog, manco il tempo per farmi una doccia, figuriamoci trovare quello da dedicare a Ifioridisimona!
Quando sei incinta riesci a immaginare solo le cose belle dell’essere mamma:
avere a che fare con un frugoletto morbidoso che ha occhi solo per te;
comprargli tante belle tutine ed emozionarti davanti a un cappellino con le orecchie da orsetto;
i biberon e i ciucci…ah quanto sognavo di riempire la mia casa di queste dolcissime cose che profumano di pulito!
Poi è arrivato il momento di affrontare la situazione di petto (e non solo metaforicamente!).
Il pulcino era nato, io ero ancora dolorante per i punti (cesareo d’urgenza purtroppo) ed ecco che da dietro l’angolo, iniziarono a spuntare i primi problemi, l’allattamento innanzitutto!
Ma perché non ti dicono da subito le cose come stanno, dico io!
Tutte li a dirti che è una cosa meravigliosa e già ti immagini come nella pubblicità della pampers, comodamente seduta sulla tua bella sedia a dondolo che sorridi al tuo gnomo mentre lui ciuccia beatamente il suo latte.
Ecco, svegliatevi dal sogno!
Per qualcuna sarà pure stato così, ma per la stragrande maggioranza (ne ho le prove!)
non lo è stato affatto!
Qualcosa io però l’ho da sempre sospettata… E infatti, al corso pre-parto, quando il pediatra, davanti alla sua bella lavagnetta scrisse ALLATTAMENTO, una gocciolina di sudore solcò la mia fronte…
Poi aggiunse: adesso ognuna di voi mamme dovrà dirmi una parola, un aggettivo che vi fa pensare all’allattamento!
E tutte li a dire, “Gioia pura!” “Amore materno!”
“Attaccamento!” “Rapporto speciale!” “Momento unico!”
finché arrivò da me che con aria sicura esclamai: “DOLORE!!!”.
Rimasero tutti impietriti.
Subito il pediatra incalzò…ma come signora! Se c’è dolore c’è un problema,
ma l’allattamento non è doloroso!
Quelle furono le sue ultime parole famose.
Quando ci rivedemmo in seguito, proprio a causa dei millemila problemi
che dovetti affrontare mi disse: “Lei se l’è proprio chiamata!”.
Adesso, pensate davvero che sia stato così? Pensate che i miei pensieri negativi sulla questione abbiano materializzato il problema?
Può darsi, ma sinceramente c’è un bel 99,9% di donne che può giurare d’aver avuto problemi con l’allattamento.
Anche tra quelle del corso pre-parto.
E’ cosi, fatevene una ragione.
Anzi, sappiatelo.
O, a piacere, “sapevatelo!” come dice la mia carissima Vulvia…
Perché se qualcuno me l’avesse detto prima, sarei arrivata alla cosa più preparata.
Ma procediamo per fasi…
Lasciamo perdere l’ingorgo mammario che può arrivare con la montata lattea…vi dico solo che è un dolore immenso, avrete a che fare con due tette in versione XXXL che manco Pamela Anderson ai tempi di Bay Watch!
Non vi dico poi le varie tecniche per svuotare il seno (si, avete letto bene, ho detto proprio svuotare) perché il vostro piccino non è detto che da subito sappia come funziona l’affare e riesca a liberarvi da quel dolore devastante!
Ma l’ingorgo l’abbiamo superato, con tanto di guanti in silicone riempiti di acqua bollente da mettere su quelle tette che erano diventate così giganti che non riuscivo più a vedermi nemmeno i piedi.
Insieme a qualche strizzatina delle stesse sul lavandino ovviamente…
Esatto, ho detto strizzatina. E non aggiungo altro.
Ricordo esattamente la mia faccia quando l’infermiera mi disse:
Signora, vada in bagno e si dia da fare da sola!
In che senso “darmi da fare da sola?”. Di che parla questa pazza furiosa?
Se ci penso, rabbrividisco ancora!
Ma, care ragazze, questa è roba da niente in confronto a quello che mi aspettava!
Il mio piccolo era in neonatologia e a me era venuta la febbre.
Mamma con febbre significa zero latte al bimbo.
E le mie tette imploravano di essere svuotate!
Fu così che feci la mia prima conoscenza col tiralatte.
E lo feci nel peggior modo possibile…
Quando scendevo in neonatologia per stare con il mio cucciolo vedevo tante donne entrare e uscire da una stanzetta che rimaneva sempre accuratamente chiusa, e io, curiosa come una volpe ma timida come una colomba come direbbe mia zia, mi scervellavo per capire cosa caspita ci fosse in quella stanza del mistero.
Detto fatto.
Presto la mia curiosità fu placata quando anch’io ebbi in mano le chiavi di quella stanzetta.
Entrai intimorita e mi si palesò davanti uno scenario alquanto inquietante…tante donne a tette per aria attaccate ad uno strumento che produceva un rumore infernale…una latteria a portata di mamma insomma, con l’unica consolazione di non finire al macello poi…ok ho fatto una battuta triste, non me ne vogliano le animaliste in ascolto.
L’infermiera mi spiegò come funzionava quell’affare e ben presto mi ritrovai anch’io attaccata a quella macchina insieme alle mie amiche mucche…ehm, mamme pardon.
Non vi nascondo che ancora oggi quando ci penso mi sento male!
Non mi sentivo più una donna, né tantomeno una mamma.
Ero diventata una dispensatrice di latte e basta.
Dopo dieci lunghissimi giorni riuscimmo a uscire dall’ospedale, io e il mio frugoletto, con papino che tutto contento veniva a prenderci per portarci a casetta, dove tutto sarebbe stato più bello!
Contateci.
E’ proprio li che dovrete affrontare la vera vita da mamma con il vostro nano in un braccio e il tiralatte, fedelissimo alleato, nell’altro.
Si, ancora lui (il tiralatte ovvio) perché io di latte ne avevo tantissimo e il nano era pigro come tanti altri nani appena nati che mentre fanno una poppata si addormentano.
Hai voglia a toccargli le orecchie, a fare i grattini in testa, a solleticare i piedini piccoli e pucciosi. Quello dormiva ancora meglio!
Ed io e le mie tette piangevamo come due disperate.
Anzi tre.
Perché non ci vuoi! Non ci degni nemmeno, perché! Abbiamo bisogno di te!
Gridavamo sconsolate…
E così sopraggiunse anche la Signora Candida.
Con il seno sempre umido, il cambio di coppette tra una poppata e l’altra non valeva un piffero.
 Avrei dovuto cambiarle, diciamo, ogni trenta secondi per non incorrere in questo tremendissimo problema che almeno ha dato senso a quei 120€ spesi
(tanto costa il tiralatte elettrico, sempre sia lodato!).
Con questo ulteriore problema svanivano per sempre i miei sogni sulla sedia a dondolo.
Io ci provavo, ma ogni volta che il nano si attaccava, vedevo le stelle.
Aghi affilatissimi nei miei capezzoli altro che una tenera boccuccia.
E così tornò in funzione il mitico tiralatte.
Addio alle coppette in cotone.
Benvenute a quelle stile Robocop.
Non mi bastavano due tette enormi, adesso mi toccava pure portare le coppette in plastica e silicone!
Na roba che manco Madonna ai tempi di Who’s that girl.
E magari fossero state dorate come quelle di J P Gautier!!!
A quel punto, quelle due signorine, un tempo piccole e sode, non m’appartenevano più.
Non erano più le mie tette.
Erano le SUE tette. Del nano ovviamente.
Ormai mi aggiravo seminuda tra il bagno e la cucina senza che nemmeno più mio marito si girava a guardare…un’automa dell’alimentazione praticamente.
Un distributore di latte.
Ovvio che, a un certo punto, anche loro (le tette) si erano stressate.
Mi chiesero una vacanza.
E fu così che piano piano ebbi meno latte e passai finalmente a quello artificiale.
Dico finalmente perché è stato un vero delirio.
Ero stressata, a un passo dall’esaurimento e…cosa importantissima…sempre in pigiama!
Avevo bisogno di una vacanza, di andare dal parrucchiere, di infilarmi un bel vestito nuovo e andare a prendere un aperitivo con le amiche.
Mi ritrovavo invece ogni giorno con il pigiama fino a sera alternandomi tra la funzione di mamma tenera che accudisce il suo piccolo a quella di produttrice di latte.
Conosco molte mamme che hanno avuto tanti altri problemi (ragadi, mastiti) e che hanno continuato ad allattare nonostante il dolore.
Sante donne.
Da qualche parte lessi una giorno
“meglio un biberon dato con amore che un seno offerto controvoglia”
e di questa frase feci il mio baluardo.
Ed eccomi qui, sono sopravvissuta.
Il nano ha compiuto 1 anno il 24 Dicembre.
E’ nato per la vigilia di Natale, ed è stato il regalo più bello di tutta la mia vita.
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